Posting also the lovely “Sleet” review by Richard Allen at A Closer Listen

The surprising thing about Sleet is how warm it sounds, considering its title.  This is the second winter-themed release from My Home, Sinking, both released in May, when garlands and dances around the maypole are more in fashion.  Instead of capturing the feeling of sleet, it captures the feeling of sleet outside when all is safe and warm inside, a group of friends trading stories in dialogue and lyrical song while softly playing the instruments they have brought to the house.

The lineup has changed slightly since the self-titled debut.  This is still Enrico Coniglio’s baby, but apart from Coniglio, only Katie English (cello) appears on both works.  Their interplay still counts for a uniformity of sound.  But new moments stand out here, especially those in which one or two instruments act in twain: the guitar and vibraphone, joined by light drums on “Chains”; the field recordings, vinyl crackle and plucks of “Carnival”, the most sleet-sounding track on the cassette. In these moments, the release brings to mind Plinth’s Wintersongs, although that release was entirely instrumental.  “Come to my lip and sink in the sea”, whispers Natalia Drepina later in the track: a gentle siren.

When the electric organ and flute duet on the title track, the feeling is one of intense peace.  Drepina shares a gentle tale, then steps back to allow the music to take center stage.  “Sheperd’s” is a bit stranger:  “he’s a boy, 13 years old, and he still can’t count.”  This allusive song ultimately becomes a tale of mercy and understanding. Odder still is the end of Side A, the only point at which the collection seems ready to go off the rails, with field recordings that sound like a series of snores. But after repeated plays, it all begins to make sense; after all, winter is the time of hibernation, while spring sleet is snow trying desperately to be rain.

Sleet is an extremely personal release, available only in a small run of 60, which is why we’re publishing this review a bit early; the cassettes will go on sale in two days.  These letterpressed beauties include two cards and a small bundle of twigs.  My twigs look painfully sharp, but are sealed in an envelope so as not to harm. The same may be true of the season, filled with thorns yet devoid of flowers. Only by wrapping them in music can we tame their propensity for harm.  But then we realize that they, too, are only protecting their own. [Richard Allen]

http://acloserlisten.com/2015/05/15/my-home-sinking-sleet/

“Sleet” reviewed at CHAIN D.L.K.

The thorny stems on a white background of the sleeve artwork is the diaphragm of this lovely sensorial experience by My Home, Sinking, the project by which Venice-based musician Enrico Coniglio build an ideal bridge between his visionary approach to ambient music and acoustic instruments and the theme of the release, which got announced by the title of the first track “Super Sad True Love Story”, perfectly matches both the cassette format and the very first sensation that hits listener’s sense, which is not aural but olfactory. The scent from two dried brambles in a little sachet surrounds listener just like the melancholic music, finely crafted with the support of Piero Bittolo Bon (flute), Katie English (cello), Giovanni Natoli (drums) and Peter Paul Gallo (vibraphone), emphasizes the heart-rending somber story told by the voice of Natalia Drepina. The guessed balance of enchanted pastoral folk-like detours and electronics over the whole release erupts into a daydreaming drone just in the final part of this storytelling, when “Cold Stars” gives even more impetus to the narration. Just 66 copies have been printed of this graceful sonic trinket. I warmly reccomend to add one to your musical collection. [Vito Cammaretta]

A new review by The New Noise and a personel comment from a good friend

“My Home, Sinking è il nome del progetto “a formazione aperta” col quale Enrico Coniglio fa incontrare il mondo elettronico-digitale con uno musicalmente più vicino alla “tradizione”. In questo caso abbiamo una storia triste raccontata da una voce femminile e sorretta da un folk vulnerabile (mi è venuta voglia di risentire il solista di Beth Gibbons), devoto al passato, tanto che Enrico a un certo punto mette in sottofondo il crepitare di un vinile, quasi volesse farci credere che quello che stiamo ascoltando è un vecchio disco che abbiamo preso da qualche rigattiere o da qualche cantina di un nostro parente più vecchio, una perla che porteremmo volentieri a qualche Finders Keepers di turno per farla ristampare. Così non è, lo comprendiamo tutti quando irrompono elementi estranei (ma non fuori posto nella narrazione), ad esempio in “Carnival”, che sfocia nel drone sognante di “Cold Stars”, uno dei marchi di fabbrica del sound artist, che qui si dimostra bravissimo “regista sonoro”.

Commovente, inoltre, la cura artigianale della confezione di questa cassetta.  Dunque si tratta di un oggetto da possedere per un fracco di buoni motivi.” [Fabrizio Garau/The New Noise]

“Ho l’impressione che se anche non conoscessi Enrico, che in verità frequento solo “per corrispondenza”, avrei comunque sentito l’esigenza di manifestargli il piacere autentico che l’ascolto di “Sleet” mi ha provocato. Raramente, un lavoro, mi sorprende per davvero –  sono sicuro, poi, che con “Sleet” Enrico non abbia coltivato certe, ormai frequenti, precise intenzioni -. Tutto è misurato ma senza che sull’ascoltatore gravi il peso del calcolo.  La raccolta di canzoni/lieder è memorabile. Perfetto il supporto del nastro col suo inevitabile fruscìo – temevo fosse un cedere alle mode del momento – : quasi un layer involontario. I suoni, certi rimandi a Canterbury, al folk più intimista tipico del miglior progressive inglese, contribuiscono a disegnare un quadro nostalgico, a tratti malinconico, ma mai disperato. Sono polaroid che ritraggono minimi momenti privati, stanze, oggetti, persone e piccole memorie. Come un racconto ricopiato da un taccuino scritto in punta di matita. Breve ma davvero molto intenso.”
[Francesco Saverio Rosi/Discreet records]

Rockerilla n.418 reviews our cassette!

“Probabilmente una tra le migliori produzioni ascoltata negli ultimi tempi. Con Sleet, Enrico Coniglio ci conduce oltre il confine del già visto e sentito, descrivendo un ambiente sonoro inabituale per i suoi fidati ascoltatori ma ricco di spunti innovativi. Un crossover che permette una visione ampia, fa comprendere come l’interazione tra diverse forme espressive sia cosa auspicabile e di bellezza unica. Questo è il racconto di una vergine e di un dono miracoloso, una storia che scivola lungo il nastro di una cassetta interamente creata a mano e in 66 copie. E’ l’incontro tra il freddo bagliore delle stelle e il calore di una voce narrante. Pastorale acustica.”

By Mirco Salvadori.

Thanx.

New lovely “Sleet” review on Music won’t save you by Raffaello Russo

“Fin dalla sua prima manifestazione sotto forma dell’omonimo album del 2013, My Home, Sinking ha rappresentato il punto di incontro di artisti dalle abilità e dai retroterra musicali molteplici.

A due anni da quello splendido lavoro, il progetto guidato da Enrico Coniglio torna a dare segni di sé, sotto forma di una breve cassetta, autoprodotta in un’edizione limitata. Cambiano, in parte, i compagni di viaggio dell’artista veneto negli otto brani di “Sleet”: a Katie English si aggiungono nell’occasione la cantante Natalia Drepina, Peter Gallo, Piero Bittolo Bon e Giovanni Natoli, grazie ai quali prende forma un ensemble orientato a un bilanciamento tra ricerca elettro-acustica ed esplicitazione di un linguaggio folk.”

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