A new review by The New Noise and a personel comment from a good friend

“My Home, Sinking è il nome del progetto “a formazione aperta” col quale Enrico Coniglio fa incontrare il mondo elettronico-digitale con uno musicalmente più vicino alla “tradizione”. In questo caso abbiamo una storia triste raccontata da una voce femminile e sorretta da un folk vulnerabile (mi è venuta voglia di risentire il solista di Beth Gibbons), devoto al passato, tanto che Enrico a un certo punto mette in sottofondo il crepitare di un vinile, quasi volesse farci credere che quello che stiamo ascoltando è un vecchio disco che abbiamo preso da qualche rigattiere o da qualche cantina di un nostro parente più vecchio, una perla che porteremmo volentieri a qualche Finders Keepers di turno per farla ristampare. Così non è, lo comprendiamo tutti quando irrompono elementi estranei (ma non fuori posto nella narrazione), ad esempio in “Carnival”, che sfocia nel drone sognante di “Cold Stars”, uno dei marchi di fabbrica del sound artist, che qui si dimostra bravissimo “regista sonoro”.

Commovente, inoltre, la cura artigianale della confezione di questa cassetta.  Dunque si tratta di un oggetto da possedere per un fracco di buoni motivi.” [Fabrizio Garau/The New Noise]

“Ho l’impressione che se anche non conoscessi Enrico, che in verità frequento solo “per corrispondenza”, avrei comunque sentito l’esigenza di manifestargli il piacere autentico che l’ascolto di “Sleet” mi ha provocato. Raramente, un lavoro, mi sorprende per davvero –  sono sicuro, poi, che con “Sleet” Enrico non abbia coltivato certe, ormai frequenti, precise intenzioni -. Tutto è misurato ma senza che sull’ascoltatore gravi il peso del calcolo.  La raccolta di canzoni/lieder è memorabile. Perfetto il supporto del nastro col suo inevitabile fruscìo – temevo fosse un cedere alle mode del momento – : quasi un layer involontario. I suoni, certi rimandi a Canterbury, al folk più intimista tipico del miglior progressive inglese, contribuiscono a disegnare un quadro nostalgico, a tratti malinconico, ma mai disperato. Sono polaroid che ritraggono minimi momenti privati, stanze, oggetti, persone e piccole memorie. Come un racconto ricopiato da un taccuino scritto in punta di matita. Breve ma davvero molto intenso.”
[Francesco Saverio Rosi/Discreet records]
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